Una perla della Valle d’Itria: Cisternino

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Sull’origine del nome di Cisternino ci si è affannati spesso, ma non si è andati oltre a un ipotetico cis-Sturnium, a voler cioè indicare una località che si trova “al di qua” di Sturnium/Ostuni. Armonizzato con il paesaggio, in equilibrio perfetto su uno dei colli tirati all’insù dalle protuberanze murgiane, l’antico abitato cistranese si riconosce subito dal biancore della calce che permea le fabbriche: addensato a quattrocento metri d’altezza sul livello del mare, ha ben ragione d’essere inserito nella lista dei “borghi più belli d’Italia”, come dichiara orgogliosa la segnaletica affissa lungo le vie cittadine. I vicoli sono tenuti in ordine perfetto, e le passatoie nitide permettono di osservare l’ingegnosa spontaneità dell’architettura locale, concepita con le scale lasciate esterne, allo scopo di risparmiare sugli spazi interni. Così, fra corridoi ad archi sotto cui chinare il capo ed edicolette votive che annidano in una nicchia la devozione cristiana, si sfiora la chiesetta di Santa Lucia, e si finisce in piazza dell’Orologio, accogliente come se fosse un salotto. Oppure si può sbucare, più in basso, sull’ampia spianata de “u Pantène”, dinanzi a una delle porte cittadine, che immettono al centro storico forando la cinta muraria con un cordoio voltato a botte. In realtà, le mura urbiche che nel Medioevo e nella prima età moderna perimetravano e fortificavano la cittadella, menzionate di una delibera della regina Giovanna II  nel 1434, sono da tempo state adattate all’edilizia civile: ristrutturate, rimaneggiate in più punti e a più riprese, fungono adesso da appoggio statico, inglobate in palazzotti e case. Anche i residui torrioni circolari, che con la loro base a scarpa ritmavano il circuito fortificato, sono stati dotati di portoncini che ne presuppongono l’uso abitativo. Un polo espositivo è invece divenuta la torre normanno-sveva, quasi di fianco alla Chiesa Madre di S. Nicola, che recentemente è stata oggetto di proficue indagini archeologiche. Le ricerche hanno aggiunto ulteriori tasselli alla ricomposizione di un mosaico storico che, in realtà, riguardo a Cisternino, pur potendo contare sui ritrovamenti medievali nei pressi del santuario di Santa Maria d’Ibernia e a S. Salvatore, ha molti punti fermi. In ogni caso, da un documento del 15 luglio 1260, redatto all’epoca dell’Imperatore Manfredi, si apprende che l’agro cistranese rientrava fra i tenimenti del territorio di Monopoli. Una tale pertinenza sarebbe stata confermata ancora duecento anni nel 1463, da un attre Ferdinando d’Aragona. Tanto che, ne, all’Università monopolitana verrà riconosciuto il diritto di eleggere il sindaco e il maestro giurato del castello di Cisternino. Alle evocazioni storiche promananti dalle architettureittadine si uniscono, su un fianco del borgo, i profumi e le visioni campestri, godibili dalla balconata che affaccia sulla Valle d’Itria. C’è chi dice che la si chiami così per via di un remoto fiume, oggi scomparso, e chi, piuttosto, lega il toponimo al culto della Madonna Odegitria, quella col Bambinello in braccio, proveniente da Bisanzio. Certo, un qualcosa di orientaleggiante sembrerebbe avere la cupola della cosiddetta “chiesa nuova”, pertinente alla confraternita del Sacramento e visibile a ridosso del perimetro urbano, a uno dei vertici di un ideale triangolo che comprende, altresì, le chiese sub-urbane di S. Quirico e S. Cataldo. Tutti e tre gli edifici sacri sembrano come calamitati al centro storico, e vi si pongono in adiacenza, quasi volessero partecipare alla composizione delle atmosfere misurate che si vivono in questo luogo un po’ incantato.

Torre Grandepresso chiesa matrice. La Torre Grande è un’importante torre quadrangolare, che dovette essere innalzata fra XI e XII secolo, forse all’epoca di Goffredo I conte di Conversano, per essere ulteriormente rafforzata in età angioina, presumibilmente alla metà del Trecento. Attualmente, dopo alcuni restauri, le sue sale sono state adibite a sede espositiva per mostre ed eventi culturali.

Chiesa di San Nicola – La chiesa madre è dedicata a S. Nicola. Oltre la sua facciata, quasi completamente libera da orpelli, si apprezza una basilica a tre navate, edificata alla fine del Duecento. Nei fianchi si aprono cappelle cinquecentesche, come quella del Sacramento e della Madonna del Rosario, che si aggiungono alla più ampia insenatura dell’Oratorio. Il coro ligneo, dominato da un bel Crocifisso policromo goticizzante, è stato concepito fra il 1678 e il 1694. Ovunque, dipinti e statue in legno sei-settecentesche effigiano, di volta in volta, ora per mano di un Giuseppe Sarno, ora di un Barnaba Zizzi o di qualche altro ignoto maestro, un San Nicola da Mira, i Santi Pietro e Paolo, un Compianto di Cristo morto, un’Ultima cena, un’Immacolata Concezione e, nella sagrestia, l’immagine di San Quirico e Giulitta, che incedono mano nella mano a protezione della sottostante Cisternino. In un altro affresco disteso sul muro della navata sinistra si può contemplare la Vergine di Costantinopoli con San Giorgio e Santa Caterina d’Alessandria. Un’ennesima Madonna della Madia è poi resa da un rilievo in legno colorato. Ancora, sparse in più punti, protomi e sculture medievali, in un trionfo di fregi fitomorfi, ornano le membrature della chiesa. Infine, ecco il gioiello, la meraviglia scultorea del tempio, firmata da Stefano da Putignano e datata al 1517: la dedicata Madonna con Bambino, colta nell’atto di essere incoronata da due angeli, mentre una coppia di oranti appaiono inginocchiati ai piedi della figura intronata. Nel sottosuolo della chiesa gli scavi archeologici hanno rilevato una precedente struttura ecclesiastica, un aula absidata di ridotte dimensioni. L’edificio, rivestito interamente da affreschi, dovette funzionare a beneficio di una comunità non troppo numerosa, in un periodo compreso fra il X e la metà del XIII secolo. Alla fine del Duecento, al posto della vecchia chiesetta mononave potè sorgere, in forme romaniche, una più grande basilica a tre navate. Restaurata, arricchite rimaneggiata di continuo, specialmente nel XVI secolo, talora in coincidenza coi periodi di rigoglio socio-economico o con l’avvento di dominazioni diverse, la chiesa di San Nicola è da considerare un po’ come lo specchio di una società e del suo passato.


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