Primitivo: Vitigno autoctono di Puglia

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Con il Negroamaro e il Nero di Troia è tra i più famosi autoctoni pugliesi e una delle dieci varietà più coltivate in Italia (quasi esclusivamente in Puglia). Il Primitivo deve il suo nome a un sacerdote di Gioia del Colle (provincia di Bari), Francesco Filippo Indelicati, che verso la fine del XVIII secolo compì studi approfonditi su questa varietà.
Attraverso diverse selezioni di vitigni della stessa tipologia, direttamente in vigna, ne individuò uno che si distingueva dagli altri per la precocità di maturazione, battezzandolo così, con il nome di Primativo o Primaticcio o con il termine latino Primativus. Successivamente le marze di Primitivo raggiunsero Manduria (provincia di Taranto) a cavallo tra il 1700 e 1800, trasportate dai lavoratori migranti provenienti da Gioia del Colle.

Nel 1967 Austin Goheen, patologo delle piante del dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti e professore all’ Università Davis della California, fu il primo accademico ad accorgersi che Primitivo e Zinfandel potevano essere varietà identiche. Dopo molti studi e una proficua collaborazione tra la suddetta università e l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, nel 1994 si arrivò alla prova definitiva dell’identità genetica dei due vitigni. Questa scoperta diede il via a numerosi studi circa le origini del Primitivo/Zinfandel. Si partì dai primi riferimenti documentali della presenza dello Zinfandel negli USA, pubblicati nel catalogo del vivaio di Prince’s di Long Island (NY) del 1830, dove il nome esteso risultava essere “Black Zinfandel of Hungary” e, poiché non vi era  traccia alcuna di questa varietà né in Ungheria né in Austria, la caccia alle origini del Primitivo si concentrò sulle coste dalmate.

Nel 2001 si arrivò a provare l’identità con un vitigno autoctono croato: il Crljenak Kastelansky, uguale geneticamente a sua volta al Pribidrag, sempre croato, già noto nel XV secolo. Al di là dell’identità genetica, il Primitivo è certamente conosciuto come una pianta che cambia moltissimo la sua morfologia a seconda del terrorio in cui cresce. È una varietà difficile in quanto non è molto resistente alla siccità, alle gelate primaverili ed è esposto ad aborti floreali nelle annate particolarmente piovose o umide, inoltre il grappolo discretamente compatto può favorire l’insorgenza di muffe. Questi problemi sono praticamente assenti in Puglia, in quanto il pedoclima regionale risulta essere particolarmente favorevole alla cultivar.

Una caratteristica importante di questa varietà è che gli acini accumulano grandi quantità di zuccheri con facilità e quindi generano vini di alto tenore alcolico. Le bucce, inoltre, sono molto ricche di antociani, peculiarità che, associata alla precedente, spiega il perché il Primitivo sia sempre stato un vino perfetto per il taglio di altre produzioni “magre” centro-europee. In Puglia esistono due Dop specifiche e dedicate: Primitivo di Manduria e Primitivo di Gioia del Colle con riferimento esplicito ai Comuni storicamente più vocati. Poiché gli ambienti pedo-climatici di queste aree divergono anche vistosamente, i relativi vini delle due denominazioni possono risultare anche molto diversi nel gusto. Ovviamente l’impiego di questa varietà è previsto in altri numerosi disciplinari a denominazione di origine di Puglia.

Il Primitivo è così precoce che lo si vendemmia, di norma, due o tre settimane prima di bianchi autoctoni come il Bombino bianco.


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