Palazzo Ducale

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Martina Franca: Palazzo Ducale

Per la costruzione del palazzo ducale, voluta intorno al 1668 dal duca Petraccone V, si è a lungo favoleggiato di un intervento di Gianlorenzo Bernini. In realtà, la paternità del progetto sarebbe addebitabile al bergamasco Giovanni Andrea Carducci, che avrebbe impiegato le abili maestranze locali per edificare una possente struttura palaziale, sorta al posto del vecchio castello orsiniano. La rinnovata reggia prevedeva oltre trecento camere, numerose cappelle, un’ampia corte, numerose stalle e un’accogliente foresteria. Tuttavia, dell’originario progetto venne realizzata solo una porzione, per l’enormità delle spese da sostenere: soltanto il primo lotto dei valori finì per costare 60.000 ducati, cifra enorme. In ogni caso, della maestosa dimora si coglie all’esterno soprattutto la facciata, spartita in orizzontale da una balconata e, in verticale, da una serie di lesene, che sorreggono una trabeazione dorica resa secondo linee piatte e stilizzate. L’interno, che nell’atrio antistante ospita in estate i preziosi allestimenti del Festival della Valle D’Itria, ai piani superiori risplende per gli affreschi creati verso il 1776 da Domenico Carella, al tempo del duca Francesco III Caracciolo. La Sala dell’Arcadia rappresenta la famiglia ducale che attorniata da musici, cortigiani e contadini, si muove in una natura idilliaca, foriera di armonia e pace, a sintetizzare il clima vissuto nel Settecento dal ducato martinese. La rappresentazione delle quattro stagioni ai lati del salone allude poi all’importanza del lavoro dell’uomo. Sul soffitto risalta l’Apoteosi di Ercole, quasi a simboleggiare la gloria di Francesco III. Nella Sala del Mito risaltano scene d’amore come Apollo e Dafne, Nasso e Deianira o Atlante e Ippomene. I Caracciolo sono identificabili in vari personaggi della saga di Enea, mentre l’Ercole che libera Esione dal drago sottolinea il concetto della difesa dei deboli. Fra le composizioni che ornano la volta, spiccano il Carro del Sole e il Narciso alla fonte. La Sala della Bibbia, infine, raccoglie le Storie di Tobiolo, estrinsecazione di pietas filiale, insieme a raffigurazioni che esprimono la carità (Mosè salvato dalle acque), il dovere (Iefthe che scarica la figlia), la prudenza femminile (Davide e Abigail), il senso cavalleresco (Rebecca al pozzo) e la lussuria (Salomè). A sormontare il tutto una Deposizione, un Tobia e un Raffaele e il Giudizio Finale. Alla medesima temperie artistica delle tre sale affrescate appartiene anche la cappella dei Duchi, composta da un maestoso altare in pietra policroma e dorata. Sui fianchi, riquadri a tempera con santi e arabeschi. Alla base lo stemma dei Caracciolo.


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