Monopoli: Abbazia di Santo stefano

Condividi questa pagina!
  • 2
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    2
    Shares

Sorto alla fine dell’XI secolo, un paio di miglia a sud di Monopoli, il monastero di Santo Stefano fu inizialmente un cenobio benedettino. Successivamente, dal 1317, passò all’Ordine gerosolimitano dei Giovanniti (gli odierni Cavalieri di Malta). La potente abbazia, fortificata sul mare e dotata di un paio di insenature per l’attracco dei battelli, estese nel tempo la sua egemonia su gran parte del comprensorio circostante, orientandone i cicli produttivi legati all’agricoltura o all’allevamento e fungendo, quindi, da vera e propria masseria. Il monastero dovette godere di una giurisdizione di carattere feudo-signorile che venne esercitata, a lungo e in buona parte, sul distretto in cui giacciono alcuni fra gli insediamenti rupestri più rilevanti del territorio monopolitano e fasanese: ricavato in parte lungo i costoni delle lame, caratterizzato dall’uso di grotte, l’habitat rupestre era omogeneo e una società prettamente contadina, che viveva in perfetta simbiosi con gli elementi naturali e che dalle pratiche agricole e pastorali traeva il proprio sostentamento. Estendendosi nell’entroterra sino a Putignano, l’autorità di Santo Stefano potrà imporsi su vigne e terre in loco Anacie et Sabelliti (corrispondenti rispettivamente alle attuali Egnazia e Savelletri, nel comprensorio di Fasano), sul casale di Santa Maria de Fajano con i suoi abitanti e le sue spettanze, su fondi e località Tabernesis (coincidente con l’area dell’odierna masseria Tavernese, sempre nel Fasanese), sulla chiesa di Sancta Maria Putei Faceti (vale a dire il santuario mariano di Pozzo Guacito), sui fiumi Canne e Torricello (presso l’attuale frazione di Torre Canne), sul casale di Castro con le sue pertinenze, sulla contrada Paritanus e Paritenellus (al confine fra Fasano e Alberobello). Grazie a una serie di libertates et protestates elargite e più volte confermate dai signori normanni – e, in seguito, nuovamente ribadite sul declinare del XII secolo da Enrico VI Hohenstaufen, e poi ancora da altri successivi sovrani del Regnum Siciliae – , il monastero di Santo Stefano assumerà un ruolo politicamente preponderante e avrà la possibilità di rivestire una funzione direttiva dell’economia rurale nei distretti di propria competenza. L’ente godrà di esenzioni dai canoni di pascolo e del diritto di dissodare terre incolte, potendo contare sull’affidatura di manodopera agricole. Insieme, l’abbazia saprà organizzare la selezione e la trasformazione dei prodotti agro-pastorali mediante la costruzione e l’impiego di mulini, forni, trappeti e cisterne: tutti elementi indispensabili in un’economia fortemente legata alla produzione agraria.


Condividi questa pagina!
  • 2
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    2
    Shares

Pubblicità