Taranto: Cattedrale di Santa Maria Assunta

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Il felice accorpamento di due edifici, il primo di rito greco ed il secondo latino, costituisce l’attuale cattedrale, eretta sull’isola, dedicata a San Cataldo, patrono della città, del quale si conservano le reliquie. Dopo l’avvenuta distruzione della città da parte dei saraceni nel 927, e la riconquista dei bizantini nel 967, viene edificata, per volontà dell’imperatore Niceforo Phocas, una chiesa a croce greca, volata a botte, con cupola centrale. In seguito alla conquista normanna, però, il vescovo Drogone ampliò la costruzione con un corpo longitudinale, a tre navate, di impianto latino, addossandolo all’antico edificio ed inglobando la parte di croce ad est con la navata centrale. Gli altri tre bracci tramutano la funzione in coro absidato e ali del transetto che si aprono sulle navate laterali. Durante questi lavori di ampliamento, siamo nel 1094, demolendo la vecchia basilica paleocristiana del VI secolo dedicata a Santa Maria, venne alla luce un sarcofago in marmo con una crocetta aurea sulla quale è inciso il nome Cataldus, crocetta oggi conservata tra i preziosi del tesoro della cattedrale. I lavori continuarono con il rifacimento della cripta che ripete lo schema a tre bracci del transetto superiore e coro e la costruzione di una cappella per ospitare le ossa del Santo a cui si accede dal transetto settentrionale. I lavori si conclusero nel 1160 con la documentata esecuzione del mosaico pavimentale, nella gran parte andato poi distrutto nei secoli successivi. L’attuale chiesa si presenta per quanto già detto, inversamente orientata, divisa a tre navate da due file di colonne di riporto con capitelli del periodo magnogreco, romano, bizantino, tutti figurati e splendidamente adattati. Una controsoffittatura lignea conclude l’interno ed un avancorpo che, come vestibolo, presenta la facciata in stile barocco. Negli anni cinquanta, la cattedrale fu sottoposta ad un drastico restauro che, per un’errata lettura delle fondazioni, portò alla rovina di una antica torre quattrocentesca sostituita da un finto campanile romanico in cemento. Il restauro esteso all’ambiente del succorpo ne ha reso leggibile le linee essenziali: ciascun braccio diviso in due navate e in 28 campate di pianta irregolare coperte con approssimative volte a crociera, per una sicura e successiva esecuzione di appoggio del piano di calpestio del transetto.


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