Rione Monti

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Questo quartiere, oggi Patrimonio UNESCO, che sorge sulla collina a sud del paese, conta oltre mille trulli ed è intersecato da quindici vie.

Tutta la zona è stata edificata sul fianco del colle a ridosso di Largo Martellotta (così denominato per le tre cisterne scavate nell’Ottocento, per la raccolta delle acque piovane).

Le abitazioni, molte delle quali oggi utilizzate a fini commerciali, sono allineate lungo otto vie parallele (Via Monte Nero, Via Monte S. Marco, Via Monte S. Gabriele, Via Monte S. Michele, Via Monte Sabotino, Via Monte Santo, Via Monte Adamello, Via Cadore) che tagliano in senso longitudinale il tessuto urbano. Particolari risultano Via Monte Nero, Via Monte Pasubio, Via Monte S. Michele e Via Monte Sabotino, lungo le quali sorgono le abitazioni più antiche. A queste, in qualche caso, si affiancano camerini ottocenteschi a cotto, con calce, muniti di finestre e balconi che ne aumentano i volumi abitativi.

Risalgono al 1843 i “Regolamenti di polizia urbana e rurale” che proibivano agli alberobellesi di costruire a secco come finora si era praticato. Questa disposizione andava osservata in tutte le strade del paese, tranne nella strada Monti che, essendo abitata da poveri, ne sarebbe stata esente. Questa particolare condizione di povertà e la norma citata hanno garantito la manutenzione e la sostanziale conservazione dell’intero tessuto urbano che, prima dell’abbandono definitivo della tecnica costruttiva tradizionale, contava almeno duemila trulli.

Con Regio decreto del 1910 l’intero rione fu dichiarato Monumento nazionale con la seguente motivazione:

“Il rione Monti (…), eccezionale per le sue costruzioni a trullo, non deve più oltre essere deturpato da costruzioni moderne che mutino la linea caratteristica del paesaggio, poiché ha importante interesse pubblico ed è quindi sottoposto alle disposizioni (…) per la protezione delle antichità e belle arti.”

Nel 1923 il Consiglio Comunale deliberò di apporre una lapide sulla facciata di un’abitazione, sita all’inizio di Via Monte S. Gabriele, che ricordasse la visita di Umberto II e in suo onore nominò l’area Zona Monumentale Principe di Piemonte.


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