Masserie fortificate

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Molte fra le masserie del territorio pugliese sono caratterizzate da elementi strutturali atti alla difesa dagli attacchi esterni: alte mura di cinta interrotte soltanto da un portale, torri, camminamenti di ronda lungo i parapetti di coronamento, scale ricavate nello spessore della muratura, garitte, feritoie e caditoie in corrispondenza di finestre e porte.

 

Si tratta di un corredo edilizio mutuato essenzialmente dall’architettura castellana, che serviva a proteggere un’unità composita in cui venivano a essere coordinati gli aspetti residenziali, lavorativi, associativi e religiosi della vita di campagna: gran parte delle masserie possiede tuttora, fra l’altro, la tradizionale chiesa dove i proprietari e il contado potevano celebrare il rito cristiano.

Sotto il profilo prettamente architettonico, non di rado sono rilevabili rimaneggiamenti e aggiunte progressive di ulteriori corpi di fabbrica agli ambienti originari, in base alle esigenze che di volta in volta si presentavano nello svolgimento delle occupazioni agricole.

In ogni caso, l’apprestamento di apparati fortificatori permetteva alle masserie di andare ad integrare la rete di castelli, di torrioni costieri e di presidi militari che, fra il ‘500 e il ‘600, erano stati dislocati nell’Italia meridionale per arginare i raid effettuati dai vascelli ottomani e dalla pirateria barbaresca. Per questo le masserie fortificate, erette a distanza relativamente breve le une dalle altre, in una fascia territoriale che dalla marina si spingeva verso le colline murgiane, esercitavano anche il compito di presidiare il territorio e di assicurare, dinanzi a qualsivoglia minaccia, delle opportune segnalazioni, visive e sonore.


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