Le torri costiere

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Tra i comuni denominatori del Salento c’è il mondo arabo con le ville in stile moresco, i cubi delle case bianche e soprattutto le torri costiere, mute testimonianze di un terrore che per secoli ha flagellato tutto il Mediterraneo: gli assalti dei Saraceni tra saccheggi ed eccidi in città e paesi di contadini e pescatori. E chi non conosce da queste parti il leggendario grido “mamma li Turchi“, note che hanno accompagnato un’epoca maledetta scandita da fiumane di mori assetati di sangue, come quelli del memorabile massacro di Otranto, quando 800 martiri furono ferocemente uccisi dai soldati islamici di Ahmed Pascià. Questo evento terrorizzò ancor più i salentini che temettero il “gran turco” come un vero e proprio demonio. Dopo l’irrobustimento di alcuni castelli dell’entroterra (Lecce, Copertino, Corigliano) nel corso del 1500, lo spagnolo Carlo V fece erigere un sistema di torri di avvistamento disposte a formare un’ideale catena fortificata lungo le coste adriatica e ionica. In tutto furono circa 400 le strutture nuove e rinforzate interessate da questo progetto. Caditoie, contrafforti per le mura e piani alti furono aggiunti alle precedenti architetture difensive dei normanni, degli svevi e degli angioini. E su ogni poggio e belvedere del litorale vennero costruite spesse mura di torri troncoconiche e troncopiramidali con merlature, caditoie puntate sugli ingressi, scale ripide con ponti levatoi.


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