La Grecìa Salentina

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I magnifici nove comuni della Grecia Salentina ( 41.000 abitanti, estesa su 144kmq) condividono non solo la cultura, e in molti casi la lingua, ma anche una serie di servizi di comprensorio. La sede dell’Unione di cui fanno parte è Martano, ma la presidenza è stata spostata a Calimera. Il griko sarebbe stato completamente dimenticato se, a partire dagli anni Novanta, non fosse cominciato un processo di cooperazione tra i comuni di lingua ellenofona per valorizzare e promuovere la cultura e le tradizioni grike. Con la legge 8 giugno 1990 n. 142, art. 25, fu istituito ufficialmente il Consorzio dei Comuni della Grecia Salentina. Nel 1996 i magnifici nove fondarono l’Associazione dei Comuni della Grecia Salentina con l’obbiettivo “di promuovere la conoscenza dell’area grecanica del Salento e di salvaguardare la cultura e lingua che nel tempo si stavano perdendo, attuando anche la gestione associata delle funzioni dei servizi turistici”. La penetrazione greca nella penisola salentina risale all’epoca della Magna Grecia (termine che si riferisce alle popolazioni e civiltà, piuttosto che a un’entità territoriale e politica), quando tra l’VIII e il VII secolo a.C. mercanti, contadini, allevatori e artigiani greci si stabilirono in Basilicata, Calabria, Campania e Puglia. Fu un’emigrazione massiccia dettata dalle magre produzioni agricole dell’epoca che non consentivano una vita decente a una popolazione assai incrementata. I coloni greci, che per tradizione si stabilivano secondo le indicazioni date dall’oracolo del Santuario di Apollo a Delfi, fondarono città (una per tutte Taranto) e villaggi dando vita a un periodo di ricchezza economica, di splendori culturali e artistici spesso superiori a quelli della stessa madre patria, dove la civiltà greca aveva già raggiunto massimi livelli nella letteratura, nella filosofia e nell’arte. La presenza ellenica fu rafforzata dall’afflusso di molti religiosi che, sotto la spinta delle contese sull’iconoclastia nell’VIII secolo, dai Balcani emigrarono in Puglia come in tanta parte dell’Italia meridionale. Un’altra massiccia immigrazione avvenne in seguito alle campagne militari dell’Imperatore Basilio I e continuò nei secoli successivi. Così, in molti borghi, casali e villaggi di Puglia si impararono cultura, lingua e riti religiosi greco-ortodossi. Valori che andarono in parte dispersi a seguito della conquista normanna iniziata nell’XI secolo, quando il clero e i monaci cattolici, soppiantati gli ortodossi, imposero nelle liturgie il latino. Il griko s’andò ancor più perdendo durante le dominazioni sveva, angioina, aragonese e spagnola. Nel Settecento resisteva ancora, e a stento, in una decina di villaggi.


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