La gravina di Castellaneta

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La gravina di Castellaneta è una delle tre maggiori, lunga vari km e con pareti che in qualche punto superano i 100 m d’altezza. Il centro storico del paese si affaccia direttamente sul canyon nel suo punto più alto, con case strapiombanti sul baratro. Il fondo non è molto accessibile, per la presenza di pareti di roccia verticali o di terreni privati con divieto di accesso o recintati, né è del tutto percorribile per la presenza di pozze d’acqua aggirabili difficilmente. Il lato opposto all’abitato è invece ben percorribile senza eccessive difficoltà.

Da vedere: gli affacci sulla gravina e sul paese sono molti, tutti veramente belli. La parete ovest è quasi priva di vegetazione arbustiva o arborea, quella opposta invece è ricoperta da vegetazione di macchia mediterranea spesso molto fitta, con prevalenza di specie odorose, come il rosmarino, timo, mirto. L’alternarsi della vegetazione con pareti rocciose traforate da grotte ed anfratti crea effetti panoramici e cromatici eccezionali. Nel punto più a nord dell’itinerario proposto ci si affaccia su un grande e spettacolare meandro del canyon, in un ambiente selvaggio. Interessante è anche un villaggio rupestre su più livelli nei pressi dei ponti della ferrovia, quasi nascosto dalla fitta vegetazione spontanea.

Avvicinamento in auto: si esce dal centro urbano di Castellaneta in direzione Sud, sulla SS 7 per Taranto. Poco fuori dell’abitato, e precisamente al km 616.400 della statale, si prende sulla destra il vecchio tracciato della strada, che 200 m dopo passa sotto un ponte ferroviario. Dopo altri 100 m si supera invece con un ponte il vecchio tracciato dei binari. Nei pressi, fuori della carreggiata, si può parcheggiare l’auto.

Percorso a piedi: utilizzando il vecchio tracciato della ferrovia ormai abbandonato si inizia a camminare verso Est, raggiungendo presto il ponte ad archi in pietra che supera la gravina. Il paesaggio è subito affascinante, ed anche il confronto del vecchio con l’adiacente nuovo ponte ferroviario in cemento armato sostenuto da unica arcata è interessante. Giunti dall’altra parte si svolta subito a sinistra dove, lungo il bordo della gravina si percorre verso nord una strada sterrata che raggiunge dopo qualche centinaio di metri la masseria Mangiaricotta. Aggirati gli edifici, si prosegue sulla pista verso nord-ovest, abbandonandola quasi subito per portarci al bordo del canyon, che da qui in poi offre scorci spettacolari, con il paese arroccato sul lato opposto del burrone. Risalendo la gravina si incontrano punti ove per la fitta vegetazione si dovrà discostarsi dal bordo ed altri dove, volendo, ci si può inoltrare fra la macchia per raggiungere punti di affaccio su pareti rocciose a picco, con il paese di fronte. Si arriva infine nella zona del meandro, un’ampia curva del canyon con al centro un grosso sperone roccioso. Cercando l’ennesimo passaggio nella macchia si attraversa un pianoro dal cui bordo si osserva bene il fenomeno prodotto durante milioni di anni dall’erosione. Dopo aver percorso a ritroso il bordo della gravina sino al nuovo ponte ferroviario, si può scendere al fondo utilizzando una pista servita per la realizzazione dell’opera. L’alveo del torrente può essere risalito fin sotto il paese, poi però conviene tornare indietro e risalire la stessa pista. Prima di rientrare è anche possibile raggiungere un vicino villaggio rupestre su più livelli, passando per il vecchio ponte ferroviario. L’antico insediamento è subito visibile; scendendo sul versante di una quindicina di metri e cercando un passaggio tra le rocce della parete e fitti arbusti di macchia mediterranea si arriva al complesso, che comprende i resti di una chiesa rupestre, abitazioni, cisterne, varchi di accesso, gradini intagliati nella pietra. Ripercorrendo il vecchio ponte si torna al punto di partenza.


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