La civiltà rupestre del Salento

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Durante la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nell’anno Mille, dall’Oriente approdarono in Puglia i monaci di San Basilio, giunti dalla vicina Grecia per fuggire alle feroci persecuzioni iconoclaste. In Murgia e Salento, gli insediamenti più favorevoli furono gravine e campagne il cui comune denominatore erano caverne facilmente rimaneggiabili per il recupero di dimore sotterranee adatte al loro stile di vita. Nacquero così incredibili villaggi rupestri che richiamarono un massiccio ritorno alla vita in grotta che si perpetuò fino ai secoli XIV-XV del basso Medioevo, con un chiaro disegno complessivo di grecizzazione delle strutture politiche, amministrative, religiose e culturali. Questo “regresso” fece nascere una vera e propria civiltà rupestre che, a differenza degli insediamenti romani in amene pianure rese fertili dalle bonifiche centuriali, si celò all’ombra delle pieghe rocciose ricavando moduli abitativi, cenobi, lauree, pozzi artificiali e in particolare cripte favolosamente affrescate. Le massime espressioni a riguardo si trovano tra gravine e lame delle province di Taranto e Brindisi, mentre nel Salento meridionale le “pinacoteche sotterranee” sono sparse a macchia di leopardo nell’entroterra. Prima fra tutte a Carpignano Salentino, merita una visita la chiesa rupestre delle SS. Cristina e Marina, con gli affreschi bizantini più antichi di tutta la Puglia databili dal 959 alla seconda metà dell’XI secolo. Un viaggio virtuale potrebbe iniziare da Veglie, nei pressi di Lecce, con il ciclo di affreschi della cripta della Favana del XIV secolo. A Otranto c’è l’Ipogeo di Sant’Angelo mentre, immediatamente a sud, ci sono le cripte di Montevergine (a Palmariggi), del Salvatore (a Centoporte di Giurdignano), dell’Assunta a Sanarica), di Santa Maria degli Angeli (a Poggiardo), della Madonna della Consolazione (a San Cassiano) e della Madonna della Grotta (a Ortelle). La chiesa rupestre dei SS. Stefani, a Vaste, è tra le più monumentali con tre navate, altrettante absidi e nicchie completamente affrescate con cicli che vanno dal X al XVI secolo. Spiccano per fattura San Giorgio, San Michele, Cristo fra gli Angeli, San Nicola fra i santi Basilio e Gregorio Nazianzeno, Santa Caterina, Sant’Antonio Abate, la Vergine col bambino e la Madonna di Costantinopoli. Dopo Ruffano e Miggiano con le grotte dipinte del Cannine e di Santa Maria, la punta del Tacco merita per le chiese ipogee dei Cappuccini a Specchia, di Santa Maria del Gonfalone e Santa Eufemia di Tricase, del Crocifisso a Ugento.


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