Villaggi rupestri in terra di Bari

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Gli insediamenti rupestri della terra di Bari non costituiscono un’area ben definita, dislocandosi piuttosto laddove la conformazione del territorio offriva la possibilità all’azione umana di scavarne le pareti tufacee. Essi si configurano non tanto in senso “eremitico” o “monastico”, quanto come veri e propri villaggi rurali, abitati da coloni spesso alle dipendenze dei ricchi monasteri greci e latini insediatisi in Puglia dal IX-X secolo. Nell’organizzazione del villaggio rurale il posto principale è occupato dalla chiesa, che si configura secondo il rito greco o latino in relazione alla natura della comunità dei residenti. A Gravina le grotte possono essere ampie come una basilica o delle dimensioni di un oratorio. Ad Altamura si ritrovano il villaggio rupestre preistorico del Pisciulo, la cripta affrescata di Carpentino ne la chiesa rupestre della masseria Jesce. I villaggi rupestri del territorio di Monopoli sono per lo più piccoli insediamenti raggruppati intorno ad un luogo di culto come il casale e la cripta dei SS. Andrea e Procopio, la cripta della masseria Zaccaria, la cripta di San Giovanni di Staveta, la chiesa-grotta dello Spirito Santo. Il ritrovamento relativamente delle case rupestri di Triggiano, a due passi da Bari, aggiunge un nuovo tassello di insediamento alternativo a quello di tipo urbano. Non distante dall’abitato di Modugno si trova la chiesa ipogea di Santa Maria delle Grotte, che conserva ancora qualche resto di affresco, mentre tra i territori di Trani e Corato è visitabile la chiesa rupestre di Santa Geffa, grande basilica a tre navate ispirata alle chiese costruite. L’itinerario proposto termina ad Andria, con un’altra chiesa ipogea intitolata a Santa Croce, elaborata in chiave monumentale ed affrescata tra il XIV e XV secolo.


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