Il rito della Taranta

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Il ritmo del Salento? Il suo battito cardiaco? Subito fanno venire alla mente la pizzica, il ballo ancestrale scatenato dal morso demoniaco della taranta. Suonata con castagnette e tamburelli di pelle di capra, faggio e cimbali di latta, è danzata in trance – in preda a tremendi spasmi epilettici – dalle donne possedute dalla tarantola, tra uomini che mimano una lotta mortale coi coltelli e, più graziata, tra coppie coinvolte in un sensuale corteggiamento dai penetranti e magnetici sguardi. Come in tanti luoghi del mondo la danza e la musica rappresentano il linguaggio di molte popolazioni che esprimono con arte i sentimenti dell’uomo. ed è ciò che avviene nel Salento da secoli e che, a partire dalla fine della prima metà del secolo scorso, dopo gli studi di De Martino, è stato oggetto di indagini antropologiche. “Santu Paulu meu tli tarante…” esordisce uno dei brani o canti-preghiera di questa musica superstiziosa, di altri tempi, della povera gente, straordinariamente rivalutata e quindi rito magico intorno al quale, a migliaia, accorrono durante le feste di San Paolo a Galatina, San Rocco a Torrepaduli e la Notte della Taranta a Melpignano. Per l’immaginario collettivo il tarantismo, o il tarantolismo, era una malattia che si manifestava in estate quando un piccolo ragno (la taranta, appunto), morsicava durante il periodo della mietitura le donne provocando malessere in ogni parte del corpo con palpitazioni e sudorazioni eccessive. E la cura per i tarantati (i morsi dal ragno che a quanto pare usassero questo pretesto per dare sfogo a frustrazioni, problemi familiari e amorosi) era rappresentata dalla musica e la danza rituale, vera e propria terapia per gli inconsulti e a volte osceni, movimenti. Rituale che ogni 29 giugno si ripeteva a Galatina, il giorno di San Paolo, al cospetto della statua del santo davanti alla piccola architettura dell’omonima chiesa barocca, all’interno del palazzo Tondi. Ore, addirittura giorni di ballo isterico in un bagno di sudore guarivano i tarantolati che, l’anno successivo rivivevano “i ri-morsi” del ragno. Anche oggi, ogni fine giugno, durante la festa, ci sono delle rievocazioni che si limitano però solo all’interpretazione di balli (lunghi due giorni) e canti.


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